mercoledì 22 maggio 2013

ATTENZIONE AL "MITO DELLE 3 R" nell'argomento vivisezione

Tra i testi che esprimono questo pensiero è sufficiente leggere la pagina 117 dell’ultima edizione (Calderini) di “Vivisezione o scienza” di Pietro Croce che inizia un apposito capitolo “RRR: un generoso regalo ai vivisettori” con le seguenti parole: “I vivisettori e vivisezionisti dovrebbero professare una immensa gratitudine a Russell e Burch, che nel 1959 ebbero questa brillante idea a sostegno della vivisezione”

Le 3R sono in definitiva un’elemosina concessa agli oppositori della sperimentazione animale per metterli a tacere, in cambio dell’accettazione del principio (errato) del modello animale.
Su questo principio si sono arroccati fino ad oggi i più grandi poteri legati all’industria ed alla scienza. 


In generale, quando si parla di "metodi alternativi", si continua ad applicare la regola delle 3-R, e quindi non tutti quelli che sono definiti come "alternativi" sono metodi senza l'uso di animali (vivi o morti). 
Le 3-R: Refinement (Raffinamento), Reduction (Riduzione) Replacement (Rimpiazzamento).
Con Raffinamento si intende il miglioramento delle tecniche sperimentali, compiute pur sempre su animali, in modo da ridurre la loro sofferenza; in alcuni casi, si cerca di usare animali filogeneticamente meno evoluti; 
( .... ipocriti) 

con Riduzione si intende la riduzione del numero di animali usati, o l'aumento di informazioni ottenute con lo stesso numero di animali; 

(... in pratica sottoponendo la stessa creatura ad esperimenti continuati e ripetuti ... con la "scusa" di usare un solo animale invece che tanti .... CI RENDIAMO CONTO della faccia tosta?)
con Rimpiazzamento si intende la sostituzione dell'animale con l'utilizzo di metodi alternativi.

Di queste, solo l'ultima "R" è davvero accettabile: da un punto di vista scientifico non ha alcun senso continuare a sperimentare sugli animali, cambiando solo il numero di animali, o la specie, e le modalità dell'esperimento.
Quanto ricavato sugli animali non sarà applicabile all'uomo.
Potrà esserlo o non esserlo, ma lo si saprà solo DOPO aver provato la sostanza in esame sull'uomo.
Ed allora sarà troppo tardi, e l'esperimento sugli animali sarà stato del tutto inutile, perché non avrà fornito alcuna informazione.

leggi dal link: L’errore politico si aggiunge all’errore scientifico sul quale da due secoli si basa l’uso della sperimentazione animale.http://www.antispec.org/it/lis_antiviv/home.html


vedi anche il sito Novivisezione.org:
http://www.novivisezione.org/info/alter.htm

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SISTEMI DI RICERCA AVANZATA: INCENTIVARE LA VERA RICERCA SCIENTIFICA che non usa i dati animali per cercare di curare la specie umana, significa PROGREDIRE:http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4143159270037&set=a.1014891025286.2703.1615399369&type=1&src

Leggi anche: A che punto siamo nella lotta contro la vivisezione?

Alcune associazioni animaliste dichiarano nei loro siti che, pur di «salvare animali» (frase magica che può significare tutto e niente), sono pronte a usare «ogni mezzo necessario» (altra frase magica dello stesso tipo). Altre sono più moderate, ma hanno avvocati di fiducia, se non uffici legali, la cui funzione dovrebbe essere appunto di dar seguito alle segnalazioni di abusi. Quando però si vede, come nel caso di Report, che tutte queste associazioni evitano accuratamente di vigilare e battersi in forme efficaci per la corretta applicazione delle normative vigenti, allora ci si rende conto dell’enorme divario esistente tra la retorica e la prassi dell’animalismo. E anche del fatto che la presentazione di nuove proposte di legge può facilmente ridursi a una delle forme di questa retorica.

* * *

Il mio secondo episodio è un’illustrazione proprio di quest’ultimo punto. Il 24 gennaio scorso a Montecitorio è stata presentata presso la Sala stampa la proposta di legge 2157 del deputato Benedetto della Vedova, la quale altro non è se non la proposta 5442 precedentemente presentata dal senatore Giulio Schmidt il 23 novembre 2004 – un mese dopo la puntata di Report... Non è irrilevante notare che sia Schmidt che della Vedova appartengono a Forza Italia, il che rende altamente improbabile, da parte loro, una presa di posizione contraria agli interessi dell’establishment industriale. Ora, in un resoconto pubblicato su un sito vicino a della Vedova si legge che quel giorno, al fianco del deputato, c’erano Aldo Badiani, della Società Italiana di Tossicologia, Sergio Dompé, Presidente di Farmindustria e... Gianluca Felicetti, Presidente della LAV. Ora, siamo seri: vi sembra anche remotamente possibile che questa alleanza sia nata perché la LAV ha convertito all’animalismo la Società Italiana di Tossicologia e Farmindustria?


Quanto a della Vedova, una buona idea del suo punto di vista è data dai suoi interventi a favore degli OGM, gli organismi geneticamente modificati. Ultimo, il comunicato da lui emesso il 24 ottobre scorso, in cui della Vedova inveisce contro ciò che definisce l’«uso terroristico del principio di precauzione» e contro chi starebbe «continuando ad alimentare paure irrazionali e predicando irresponsabilmente il proibizionismo scientifico». Dati questi presupposti, c’è da meravigliarsi se uno dei punti qualificanti della 2157 è che essa «all’articolo 6 individua in maniera dettagliata i criteri con cui devono essere generati, utilizzati e allevati animali geneticamente modificati»?

Ma esaminiamo altri aspetti della proposta di legge. Nel discorso introduttivo Schmidt diceva, nel 2004:

Sebbene, nella prima fase dei lavori, non siano mancati aspri confronti [...], abbiamo preso atto che non è possibile, allo stato attuale, prescindere da un contesto mondiale, nel quale l’utilizzo degli animali a scopo di ricerca non è considerato una « eccezione » ma una « regola», in molti casi obbligatoriamente richiesta da normative internazionali per lo studio e per la commercializzazione di qualsiasi prodotto, farmaceutico e non, destinato all’uso umano e animale.

Secondo voi, una legge che premette l’impossibilità di fare a meno della vivisezione in nome di un «contesto mondiale» non ulteriormente analizzato, è proprio ciò che dovrebbe sottoscrivere un’associazione che si autodefinisce “Lega Anti Vivisezione”? Come se non bastasse, ecco Schmidt chiarire che non è stato insensibile al grido di dolore dei vivisettori i quali, poveretti, si trovano a dover aspettare tempi troppo lunghi prima di ottenere l’autorizzazione:

I tempi per la concessione delle autorizzazioni sono molto elevati aggirandosi dai tre mesi fino a un anno e mezzo e creando problemi agli stessi ricercatori. La proposta di legge, al fine di rispondere alle richieste di maggiore certezza e trasparenza, prescrive che tutti i progetti che utilizzano animali devono essere preventivamente autorizzati.

Fin qui sembrerebbe che le cose vadano un po’ meglio: tutti i progetti devono essere preventivamente autorizzati. Ma la motivazione di questa regola (evitare ai ricercatori tempi di attesa troppo lunghi) ci prepara alla doccia fredda che viene immediatamente dopo:

Sono previsti due filtri, due livelli di valutazione. Il primo è rappresentato dal Comitato locale per la cura e l’utilizzo degli animali, che deve esprimere il suo parere motivato sul progetto (articolo 13). Il secondo dal Ministero della salute che con decreto dirigenziale autorizza la ricerca entro trenta giorni dalla data di richiesta di autorizzazione, entro sessanta giorni per i progetti che utilizzano cani, gatti, primati non umani, animali geneticamente modificati e progetti che non prevedono l’uso dell’anestesia. Per rendere certi i tempi non solo sulla carta è stato previsto il regime del silenzio-assenso.

Ora, richiedere l’autorizzazione preventiva per tutti i progetti, e stabilire allo stesso tempo che se tarda più di 30 o, rispettivamente, 60 giorni allora la si intende tacitamente concessa, sarebbe stato forse ragionevole se la media dei tempi di autorizzazione con la legge attuale fosse, diciamo, intorno alle due settimane: ma non certo se si ammette che questi tempi vanno, in media, «dai tre mesi fino a un anno e mezzo»! E si noti il non trascurabile dettaglio che, finora, la stragrande maggioranza degli esperimenti non necessitava di autorizzazione (ma solo di comunicazione). Il sovraccarico di lavoro del Ministero della salute che risulterebbe dalla pdl 2157 sarebbe tale che, in pratica, tutti i progetti finirebbero con l’essere tacitamente autorizzati.

A voler essere benevoli, bisognerebbe credere che i sostenitori di questa pdl si aspettino grandi cose dall’operato dei Comitati locali. Avendo fatto parte del Comitato Etico della mia università per sei anni so per esperienza, e ho già avuto modo di dichiararlo in diversi contesti pubblici, che è molto, molto improbabile che Comitati analoghi possano mai svolgere un’azione incisiva, dati i legami di colleganza tra chi giudica e chi è giudicato. Quando avanzai questa obiezione al tavolo di lavoro di Schmidt, alcuni vivisezionisti replicarono che tra colleghi ci si fanno spesso dispetti, e che quindi non era sicuro che tutti i progetti sarebbero stati sempre approvati... Considerata l’abitudine dei vivisezionisti di appigliarsi a qualsiasi sofisma, questa risposta non mi stupì. Ma mi sembra francamente incredibile che chi sostiene di voler «salvare animali» «con ogni mezzo necessario» riponga poi queste grandi speranze sulle rivalità tra docenti universitari o altre categorie di ricercatori.

Non entro in ulteriori dettagli, ma basta questo per concludere che la trasformazione in legge di una tale proposta sarebbe la pietra tombale sul movimento antivivisezionista in Italia. E, dati i precedenti, si può star certi che anche sugli aspetti moderatamente progressivi della legge sarebbero i vivisettori ad avere sempre e comunque l’ultima parola.

Milano, 16 novembre 2007 __http://www.hansruesch.net/articoli/mamone_intervento_milano.htm 


nota di Anna Stancanelli 

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