mercoledì 22 maggio 2013

VIVISEZIONE: UN ERRORE METODOLOGICO

Nella sperimentazione medico-biologica l'affermazione pregiudiziale è "l'animale è un modello sperimentale dell'uomo". Ma il termine "animale" è un'astrazione; non esiste l'animale, ma bensì numerose, ben differenziate specie animali. Quale, delle trecentomila specie viventi sulla terra dovrebbe essere il modello sperimentale dell'uomo? 
Questa domanda aspetta
 ancora una risposta coerente.
Ogni ricerca scientifica nasce da un'idea e, per raggiungere un risultato passa attraverso un metodo.
Un metodo errato rende la verifica impossibile o falsificante.
La sperimentazione sull'animale è un errore nella scelta del metodo; perciò non può dare che risultati falsificanti.
Riprendono gli scientisti: " …. ma la scienza è sempre andata avanti per tentativi, "by trial and error", provando e sbagliando".
Sì, però a condizione che l'errore non sia sistematico e non venga incoraggiato da una Medicina che sta sempre più trasformandosi in industria interessata a "promuovere" se stessa secondo la logica consumistica: creare malattie per poterle curare, e poi curare le malattie dalla cura usata per curare le malattie, … ecc. ecc.

TOSSICO PER CHI?
Pochi anni fa i risultati degli esperimenti sugli animali venivano estrapolati ipso facto all'uomo, senza il minimo dubbio sulla legittimità di tale induzione. Ad esempio, bastava che un farmaco fosse tossico per una o due specie animali, perché venisse escluso dall'uso umano. Domanda: quanti farmaci utili sono stati scartati a causa di questo equivoco? La penicillina, ad esempio, s'è salvata solo per caso: se, invece che nel topo, fosse stata sperimentata nella cavia (per la quale è tossica) sarebbe finita irrimediabilmente nella pattumiera. Dunque, la sperimentazione sull'animale può farci perdere farmaci utilissimi facendoli passare per tossici, cose come può farci avvelenare da sostanze che "l'animale" ci ha garantito innocue.
La tossina botulinica, mortale per l'uomo, è innocua per il gatto; il fungo Amanita phalloides è gustosa eretta per capre, pecore, cavalli, topi.
La scopolamina è tollerata dal gatto in dosi più di trecento volte superiori a quelle mortali per l'uomo. L'alcol metilico provoca la cecità nell'uomo, ma in nessun altro animale noto. La stricnina lascia indifferenti la cavia e il pollo, in dosi sufficienti a mandare in convulsioni un'intera famiglia umana.
In realtà nessuna sostanza è tossica in assoluto, ma solo in rapporto ad una o ad un'altra specie. Con la sperimentazione sull'animale, perciò, si può dimostrare tutto ciò che si vuole e tutto il contrario; basterà scegliere la specie adatta e si farà passare un farmaco per innocuo o per velenoso, per efficace o per inutile, secondo come ci fa più comodo.

PROMOZIONI IMMERITATE
Come vene promosso, un animale qualsiasi, al rango di "animale da laboratorio"? Gli "scienziati" non vanno per il sottile: scelgono l'animale che costa poco, non è ingombrante, si riproduce facilmente. Ma restano sistematicamente delusi dai risultati. E allora, nella folle ricerca di una mitica chimera che assomigli all'uomo, provano con le scimmie "che ci assomigliano tanto". Qual'è il risultato di questo giudizio, così incredibilmente grossolano dal punto di vista biologico? Che il "consumo" di questi costosissimi animali è tale da minacciare lo sterminio di gran parte delle specie, soprattutto dei primati.
E quei laboratori che non possono permettersene il lusso? Continuano, molto pragmaticamente, ad usare il topo, che è così piccolo, il cane che (specialmente se catturato dall'accalappiacani) costa così poco, il coniglio, che non morde.

MEDICINA DELL'INCOERENZA
Ne vien fuori la Medicina dell'incoerenza. Quella Medicina che per decenni priva il diabetico del piatto di spaghetti e poi candidamente ammonisce "Guai a privare il diabetico di una giusta quantità di carboidrati"; quella Medicina che per decenni mette in guardia contro il burro, bieco assassino delle nostre arterie, ma poi scopre che i grassi del burro non c'entrano per nulla con l'arteriosclerosi. E si potrebbe continuare all'infinito, con affermazioni seguite da smentite, con promesse mai mantenute, con farmaci ieri miracolosi, oggi minacciosi. Un tipo di medicina che induce ad una esortazione: "Non date retta; vivete secondo il vostro buon senso e la vostra moderazione". Ma questo lo sapeva anche Ulisse.

LA VETTA
Gli zoofili e gli animalisti condannano il vivisezioniamo perché non accettano il principio della priorità dell'uomo e del suo dominio incondizionato sulla Natura. Noi, di formazione scientifica e medica, prescindiamo dall'etica naturalistica e andiamo diretti al problema umano. La sperimentazione animale minaccia l'umanità in due modi:

- modo indiretto, perché ci da una medicina in gran parte errata;
- modo diretto, perché dalla sperimentazione sull'animale si è passati per gradi, lungo le specie progressivamente più evolute, alla sperimentazione sull'uomo.
In tal modo il vivisezioniamo sugli animali ha sconfessato se stesso, concludendo implicitamente che l'unico modello sperimentale dell'uomo non può essere che l'uomo stesso.
Si sperimenta ampiamente, negli USA, sui carcerati. Si sperimenta, anche in Italia, sui così detti "volontari", che sono in realtà degli sconsiderati mercenari adescati da abili persuasori. Si esperimenta, nei modi più atroci, sui bambini (soprattutto menomati fischi e psichici) e sui feti maturi. Feti estratti dal grembo materno allo scadere del sesto mese vengono ceduti vivi ai laboratori sperimentali. Oppure, essendo considerati "aborti" e, perciò, privi di personalità giuridica, vengono allevati fino a crescita completa per essere usati nei laboratori sperimentali.
Nel suo sviluppo logico, il vivisezioniamo ha, dunque, raggiunto la vetta.
Ma è salito troppo; sta a noi, ora, accelerarne l'inevitabile crollo.

CONFUTAZIONE CONTINUA
"Non è scientifico quanto appare certo ma, al contrario, quanto è confutabile" (K. Popper). Ciò significa che una confutazione continua è la condizione che fa della scienza un fatto culturale dinamico, impedendole di diventare scientismo. La confutazione continua è un'attività che deve accompagnare la scienza costantemente passo per passo.
Però questa critica assidua e capillare non basta in tutti i momenti dello sviluppo scientifico. Giunge fatalmente il momento in cui l'intero sistema, dopo aver dato il massimo di quanto poteva, comincia a decadere e ad invecchiare. Esistono nella storia della scienza, come in tutte le attività umane, i momenti dei grandi passaggi. Galileo è l'emblema di uno di questi. Sarebbe, infatti, un errore considerare la cultura galiziana come un semplice aggiustamento della cultura precedente, limitato al rapporto dinamico terra-sole, Allo stesso modo sarebbe un errore considerare l'antivivisezionismo, che è solo lo specchio parziale di una nuova cultura nascente, come un semplice tentativo di aggiustare la metodologia della ricerca biologica.. Per questo i vivisezionisti potrebbero anche essere chiamati "nuovi tolemaici" come i loro predecessori, essi difendono una concezione antropocentrica della vita, altrettanto obsoleta quanto la concezione geocentrica che imperava prima di quel 18 febbraio del 1564 che vide nascere, in via Santa Maria, il figlio del musicista Vincenzo Galilei.


fonte: "Ecco perché sono contro la vivisezione" di Pietro Croce (medico chirurgo, patologo) - tratto dal volantino informativo Movimento U.N.A. 

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